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ENEA: immagini satellitari e rilievi subacquei per mappare gli ecosistemi marino-costieri

Ricercatori ENEA e cubani che analizzano immagini satellitari

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, ENEA ha presentato una metodologia che integra immagini satellitari ad alta risoluzione, tecniche avanzate di telerilevamento e verifiche sul campo attraverso immersioni e rilievi subacquei per migliorare la conoscenza degli ambienti marino-costieri e supportare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

La soluzione, come si evince da un articolo scientifico recentemente pubblicato, è stata usata nell’ambito del progetto ECOATLAS, realizzato in collaborazione con il Centro de Estudios Ambientales de Cienfuegos (CEAC) di Cuba. Il sistema utilizza i dati dei satelliti Sentinel-2 del programma europeo Copernicus, successivamente validati mediante attività di monitoraggio diretto e strumenti dedicati alla georeferenziazione degli ecosistemi studiati.

Grazie a questo approccio, i ricercatori hanno ridefinito digitalmente la linea di costa cubana con un livello di accuratezza del 94% alla scala 1:25.000. L’analisi ha consentito di aggiornare la lunghezza complessiva delle coste dell’isola a 8.517,67 km e di ricalcolare con maggiore precisione la superficie dell’arcipelago, stimata oggi in 109.887,43 km2.

Per Mattia Barsanti, ricercatore del Laboratorio Biodiversità ed Ecosistemi di ENEA, la sfida scientifica consiste nell’applicare il telerilevamento ottico agli ambienti marini, dove fattori come torbidità delle acque e moto ondoso influenzano la qualità delle osservazioni. L’integrazione tra dati satellitari e rilievi in mare rappresenta quindi un passo avanti nello sviluppo di tecniche di cartografia delle zone costiere.

Secondo Federica Pannacciulli, ricercatrice della Divisione ENEA Impatti antropici e del cambiamento climatico sul territorio, il metodo potrebbe diventare uno strumento strategico per supportare le decisioni di gestione delle aree costiere, contribuendo alla conservazione degli habitat e alla riduzione dei rischi legati agli effetti del cambiamento climatico.

Il modello è stato già sperimentato con successo anche negli arcipelaghi di Tonga e Vanuatu, nel Pacifico occidentale, confermando il suo potenziale per il monitoraggio e la gestione sostenibile delle aree marine più vulnerabili del pianeta.

Galleria: 
Attività di capacity building presso Cuba nell’ambito del progetto Ecoatlas
I ricercatori ENEA coinvolti nel Progetto: da sinistra, Andrea Bordone, Ivana Delbono, Claudia Trotta e Mattia Barsanti